Che cosa ha perso il Giappone in nome del «sostegno ai più deboli»? — Masayuki Takayama esamina la cancellazione del debito e gli aiuti allo sviluppo
2024-02-19
La truffatrice era Clare Short, segretaria di Stato britannica per lo Sviluppo internazionale. La vittima era ancora una volta il Giappone… In Giappone, la Chiesa cattolica di Tokyo e l’Asahi Shimbun diffusero le menzogne di Clare con appelli come «State al fianco dei più deboli».
13 febbraio 2020
Quanto segue è tratto dalla rubrica di Masayuki Takayama che chiude il numero di Shukan Shincho uscito oggi.
Un amico dalle vastissime letture ha osservato che io e lui siamo complementari, e questo articolo dimostra che anche tale valutazione coglie nel segno.
Con quella straordinaria maestria che fa di Masayuki Takayama un giornalista senza eguali nel mondo del dopoguerra,
egli dimostra la fon fondatezza delle critiche che da giorni continuo a rivolgere all’ONU, alla COP25 e a Greta Thunberg, mettendo loro davanti le mappe dell’inquinamento da PM2,5.
Non soltanto i giapponesi, ma le persone di tutto il mondo esclameranno ammirate quanto sia straordinario Masayuki Takayama.
Non siamo stupidi
L’aria della Cina è sporca.
Vi si mescolano fuliggine, gas di scarico e persino il temibile PM2,5.
Ma ciò che colpisce dei cinesi è che si siano chiesti se non fosse possibile ricavare denaro da una simile sporcizia.
Così la Cina «si alleò con Maurice Strong», un truffatore canadese, come ha scritto recentemente Soki Watanabe sul Sankei Shimbun.
Per prima cosa diffusero la teoria secondo cui i cambiamenti climatici, come gli inverni insolitamente miti degli ultimi tempi, sarebbero causati da «concentrazioni troppo elevate di CO₂».
La concentrazione sarebbe aumentata «perché i paesi industrializzati avanzati, come il Giappone, ne hanno emessa per molti anni»; dunque, dovevano ridurre le emissioni.
Se non potevano ridurle, dovevano acquistare diritti di emissione di CO₂ dai paesi meno sviluppati.
La Cina, tuttavia, che attualmente emette più CO₂ di tutti, venne considerata esente da responsabilità «perché è un paese meno sviluppato».
Quindi Strong, con l’appoggio della Cina, assunse la presidenza del Vertice della Terra di Rio e diffuse quella storia truffaldina in nome dell’ONU.
Le ONG cinesi fecero da braccia e gambe.
Il Giappone, che si lascia facilmente impressionare dall’ONU, ci cascò completamente e paga ogni anno alla Cina 100 miliardi di yen a titolo di diritti di emissione.
Di recente è stata smascherata la vera natura di Strong, e dal mondo della biologia è giunto anche un monito: se la CO₂ diminuisse ulteriormente, le piante, che se ne nutrono, appassirebbero e morirebbero.
Vedendo la situazione volgere a proprio sfavore, la Cina ha provato a mettere in campo la ragazza del clima Greta Thunberg, ma con quali risultati?
Un’altra truffa internazionale di questo genere ebbe luogo nello stesso decennio, gli anni Novanta.
La truffatrice era Clare Short, segretaria di Stato britannica per lo Sviluppo internazionale.
La vittima era ancora una volta il Giappone.
La vicenda si svolgeva nei paesi dell’Africa subsahariana, dove allora l’HIV imperversava.
I malati arrivavano in numero crescente nelle ex potenze coloniali, come il Regno Unito e la Francia, in cerca di cure migliori.
La spesa sanitaria pubblica britannica e francese rischiava di scoppiare.
Volevano cacciare i rifugiati dell’HIV, ma così sarebbero apparsi disumani.
Clare ci pensò.
Perché non cancellare i crediti derivanti dai prestiti di aiuto concessi dai paesi sviluppati ai paesi dell’Africa subsahariana?
I paesi poveri avrebbero potuto costruire ospedali sul posto con il denaro che avrebbero dovuto restituire.
Non avrebbero più dovuto affrontare la fatica di recarsi nel Regno Unito.
Una bella storia, salvo che l’ammontare degli aiuti britannici era pari a zero.
Il maggiore paese donatore era il Giappone, che aveva fornito ben mille miliardi di dollari.
Se voleva cancellare quei debiti, avrebbe dovuto chiedere umilmente al Giappone; invece dichiarò: «Il Giappone pratica gli aiuti vincolati. È un dinosauro spietato che sfrutta i paesi più poveri».
A difesa dell’onore del Giappone, va detto che gli aiuti vincolati riguardavano settori specialistici come quello sanitario e rappresentavano circa un decimo dell’importo complessivo.
Non era altro che un’accusa infondata, ma venne diffusa dall’ONG «Jubilee 2000», sostenuta dal Regno Unito.
In Giappone, la Chiesa cattolica di Tokyo e l’Asahi Shimbun diffusero le menzogne di Clare con appelli come «State al fianco dei più deboli».
Alla fine, il Giappone rinunciò a crediti per un totale di seimila miliardi di yen, tra cui prestiti di aiuto in scadenza nei dieci anni a partire dal 2003, e decise contemporaneamente di abolire i cosiddetti aiuti vincolati.
Il Regno Unito, dal canto suo, fece costruire ospedali sul posto grazie ai crediti cancellati dal Giappone, interpretò il ruolo dell’ex potenza coloniale vicina ai più deboli e riuscì anche a prevenire l’arrivo di rifugiati sanitari.
A proposito di stare al fianco dei più deboli, in Giappone c’è Shinjiro Koizumi.
Appena diventato ministro dell’Ambiente, si schierò al fianco dei pescatori di Fukushima dichiarando: «Anche se è innocuo, non scaricheremo il trizio».
I pescatori ricevono gratuitamente i diritti di pesca.
Ci sarebbe anche la possibilità di acquistarli da loro.
Ma non se la sente di fare nulla che possa creare attriti.
Per di più, alla COP25 fu umiliato dalle ONG per il clima con il premio «Fossile del giorno».
Non poteva almeno dire che la Cina, il loro datore di lavoro, lo meritava di più?
Shinjiro, che non ne azzecca una, di recente ha protestato con insolito vigore contro gli aiuti per la costruzione di una centrale termoelettrica in Vietnam.
Si limitava a fare il bravo ragazzo dicendo che non avrebbe permesso l’esportazione di centrali termoelettriche che emettono CO₂, ma ha espresso una domanda elementare: «Perché tutti gli appalti di costruzione vanno alla Cina?».
In realtà, dopo che il Giappone ha abbandonato gli aiuti vincolati, la Cina si è aggiudicata gli appalti relativi alla quasi totalità degli aiuti pubblici allo sviluppo, pari a quasi mille miliardi di yen all’anno.
Il Giappone ha concesso alla Cina migliaia di miliardi di yen in aiuti pubblici allo sviluppo e ha anche acquistato diritti di emissione di CO₂.
Per giunta, i cinesi andavano all’estero a realizzare progetti di aiuto con il denaro giapponese.
La prosperità della Cina era fiorita sulla stoltezza del Giappone.
Della Cina ne abbiamo abbastanza.
Se riflettiamo a fondo sul fatto su cui Shinjiro ha messo il dito, ripristiniamo gli aiuti vincolati e rimettiamo in funzione le centrali nucleari che non emettono CO₂, nessuno potrà più darci degli stupidi.