«Che cosa chiediamo a un leader» — critica all’Asahi Shimbun e a Masayasu Hosaka
3 giugno 2015
Ieri ho scritto che ormai posso soltanto scorrere superficialmente le pagine di lettura dell’Asahi.
L’Asahi di oggi ha dimostrato che la mia impressione era del tutto corretta.
Nell’ampio spazio della pagina 13 erano pubblicati tre articoli d’opinione intitolati «Che cosa chiediamo a un leader».
Chiunque abbia una mente sana può capire che ormai, a differenza dello scorso agosto, l’Asahi intende criticare il primo ministro Abe.
Eppure l’Asahi, al pari della dittatura del Partito comunista in Cina e del regime totalitario della Corea del Sud, è un gruppo di persone implacabili e ripugnanti.
Sono stato il primo al mondo a osservare che i dipendenti dell’Asahi Shimbun si collocano al livello medio o inferiore dei miei ex compagni di classe.
Devo però precisare ripetutamente che nessuno dei miei compagni di classe è così sciocco.
I giornalisti dell’Asahi sono tanto pessimi.
Tra i tre autori sopra menzionati figurava uno scrittore di saggistica di nome Masayasu Hosaka.
Ho conosciuto quest’uomo per la prima volta attraverso la rubrica di recensioni librarie dell’Asahi.
Naturalmente non ho letto nessuno dei suoi libri e non ho intenzione di leggerli.
Eppure sono rimasto sbigottito dall’immaturità di quell’articolo d’opinione.
Parte iniziale omessa
È il caso dell’ex primo ministro Tanzan Ishibashi, che concepiva una politica incentrata sulle Nazioni Unite anziché un orientamento esclusivamente rivolto agli Stati Uniti, e un Giappone limitato nelle proprie ambizioni territoriali anziché il militarismo, nonché dell’ex segretario capo di Gabinetto Masaharu Gotoda, che fu per tutta la vita un «custode» della pace e della democrazia.
Nei confronti dell’«era americana», non furono accondiscendenti, non se ne discostarono e non vacillarono.
*Probabilmente non sa che soltanto lui e coloro che condividono le sue opinioni li considerano leader ideali per il Giappone.
La maggioranza dei giapponesi, me compreso, non considera Tanzan Ishibashi, Masaharu Gotoda e altri come loro leader ideali per il Giappone.
Non furono affatto leader ideali per il Giappone.*
Disponevano di informazioni ampie e osservavano con precisione la storia radicata nella realtà.
Per questo possedevano un proprio sistema di coordinate con cui riflettere sulla sicurezza e sull’assetto del paese.
*La maggioranza delle persone sa che questa descrizione corrisponde precisamente al primo ministro Shinzo Abe stesso.*
Nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti alla fine di aprile, parlò di «profondo rimorso», ma non presentò scuse.
Sebbene appaia estremamente pericoloso, la maggioranza delle persone lo sostiene e talvolta lo applaude.
Ciò potrebbe dipendere dal fatto che la popolazione non conosce la storia e sta diventando sempre più sensibile nei confronti di coloro che hanno subito danni.
*Non comprende affatto che è proprio questo ciò che la Cina e la Corea del Sud stanno facendo attraverso la loro implacabile e ripugnante propaganda antigiapponese.*
Se non emergono leader come Ishibashi e Gotoda, è perché noi cittadini diamo priorità al coraggio e all’apparenza anziché riflettere sulle cose con la nostra testa.
*Questa arroganza infondata in stile Asahi e questa mancanza di rispetto verso il popolo giapponese sono davvero irrecuperabili.*
In una società priva di intelligenza, non possono formarsi veri leader.
*È questo che dovrebbe dire ad alta voce ai governanti della Cina, una dittatura comunista a partito unico.
Lo dica ad alta voce alla dittatura comunista a partito unico della Cina, nonché al governo sudcoreano e ai suoi seguaci.
Questo Stato irrimediabilmente totalitario impartisce un’educazione antigiapponese da settant’anni, dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Non sono parole da rivolgere al popolo giapponese, che, insieme agli Stati Uniti, possiede i più alti livelli di intelligenza e libertà al mondo.
Come funziona il cervello di quest’uomo, per fargli pronunciare parole tanto irrispettose verso il popolo giapponese?
Dovrebbe leggere immediatamente il mio libro «La piattaforma girevole della civiltà».
Allora, perché la piattaforma girevole della civiltà sta girando proprio ora in Giappone?
Se non ne conosce il motivo, non potrà varcare le porte del paradiso, e lo attenderà soltanto il giudizio del più severo re Enma.
