Il caso Kake si basa su «sospetti costruiti» — Oltre sei mesi di clamore nella Dieta

2024/03/06
Il caso Kake si basa su «sospetti costruiti» — Oltre sei mesi di clamore nella Dieta
30 gennaio 2018
Quanto segue è tratto da un articolo di Kōichi Hagiuda, membro della Camera dei rappresentanti, segretario generale facente funzione del Partito Liberal Democratico ed ex vicesegretario capo di Gabinetto, pubblicato sul mensile Hanada.
Le evidenziazioni nel corpo del testo, a eccezione dei titoli, sono mie.
Il caso Kake si basa su «sospetti costruiti»
Oltre sei mesi di clamore nella Dieta
Il 2017 fu un anno in cui il deterioramento della stampa venne riconosciuto come un grave problema.
Particolarmente evidente è il deterioramento dell’informazione dei giornali e della televisione, che continuano a esercitare una grande influenza sulla popolazione.
È naturale che i politici siano talvolta sottoposti a critiche severe, ma queste devono basarsi sui fatti.
Eppure, nel caso «Mori-Kake», ampiamente trattato l’anno scorso, dilagarono etichette contrarie ai fatti e manipolazioni della percezione pubblica, e persone che non avevano fatto nulla di male furono presentate come se avessero commesso irregolarità.
È già di per sé ingiusto riunire le due vicende sotto l’etichetta «Mori-Kake».
Nel caso Moritomo Gakuen vi sono aspetti, come la gestione dei terreni, che il governo e l’amministrazione devono riesaminare.
Ma il caso Kake Gakuen si basa, in sé, su «sospetti costruiti».
Non avrei mai immaginato che la stretta amicizia tra Kōtarō Kake, presidente del consiglio di amministrazione di Kake Gakuen, che stava aprendo una nuova facoltà di medicina veterinaria a Imabari, e il primo ministro Abe sarebbe diventata un problema e avrebbe provocato oltre sei mesi di clamore nella Dieta.
Ripensandoci, è certo che il governo, me compreso, commise errori nella risposta iniziale.
All’epoca ero vicesegretario capo di Gabinetto.
Quando il caso Kake venne sollevato per la prima volta, le affermazioni dell’opposizione erano talmente fuori bersaglio che, effettivamente, reagimmo in modo sbrigativo, pensando: «Ma di che cosa stanno parlando?».
Tuttavia, col senno di poi, avremmo dovuto spiegare con maggiore sincerità che non vi erano motivi di sospetto, rivolgendoci non ai parlamentari dell’opposizione che avevamo davanti, ma ai cittadini che stavano dietro di loro.
D’altra parte, nel caso Kake Gakuen, il sistema non ci consente di inserirci nella procedura di domanda e autorizzazione per farla avanzare con un intento particolare.
In altre parole, tutti i soggetti coinvolti, compresi gli esperti del settore privato, condividevano la convinzione che non vi fosse alcun margine perché il primo ministro Abe intervenisse sfruttando i propri rapporti personali e modificasse la procedura per favorire un conoscente.
Pertanto, non considerammo problematico neppure il documento che menzionava le «intenzioni del primo ministro», presentato dall’Asahi Shimbun in prima pagina nell’edizione del 17 maggio 2017 come se fosse una «prova decisiva».
Il fatto che fossi professore ospite onorario alla Chiba University of Science, affiliata a Kake Gakuen, era già stato riportato in aprile.
Perciò, quando emerse quel documento, tra i soggetti coinvolti si scherzava e si rideva persino, dicendo: «Allora, alla fine, il “massimo livello dell’ufficio del primo ministro” sarebbe Hagiuda?».
Eppure, non soltanto l’opposizione, ma anche i media distorsero i fatti.
Sulla base di quel documento e della testimonianza in merito di Kihei Maekawa, ex viceministro amministrativo dell’Istruzione, crearono l’impressione che si trattasse di una «prova decisiva che l’amministrazione fosse stata distorta dalle pressioni del primo ministro o da qualche tentativo di anticiparne i desideri».
Naturalmente, non vi è nulla di male nel fatto che i media riportino le domande dei parlamentari dell’opposizione, né nel fatto che l’opposizione porti nella Dieta questioni emerse sulla stampa.
Ma non si devono distorcere i fatti.
Una volta sollevata una questione, si ha la responsabilità di riferire «che cosa sia stato chiarito attraverso i nostri servizi giornalistici e le nostre domande».
Sono già trascorsi più di dieci mesi dal primo articolo, ma è superfluo precisare se l’Asahi Shimbun abbia adempiuto a questa responsabilità.
A tutt’oggi, nessun giornalista dell’Asahi Shimbun è mai venuto neppure a intervistarmi personalmente sui documenti che mi riguardano.
Il presente articolo continua.

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