Il veleno nascosto negli SDG diffusi dall’ONU: globalismo, socialismo e sovranità del Giappone

Quello che segue è il capitolo che ho pubblicato il 31 ottobre 2021 con il titolo «Il veleno mortale nascosto negli SDG diffusi dall’ONU».
Lo ripubblico dopo aver corretto refusi, suddivisione in paragrafi e altri dettagli.
1° gennaio 2022: è uno dei saggi che devono essere letti non soltanto dai giapponesi, ma dalle persone di tutto il mondo.
Guardavo «Kirin ga Kuru» finché, a un certo punto, la narrazione non ha cominciato a seguire la visione autodenigratoria della storia propria della NHK.
Guardavo gli episodi incentrati su Nobunaga e Nohime.
È stato allora che ho conosciuto per la prima volta Haruna Kawaguchi.
Ho pensato che avesse una personalità autentica e davvero notevole.
Così ho cercato informazioni su di lei e ho scoperto che era cresciuta sull’isola di Fukue, nell’arcipelago di Goto, e che ancora oggi vi ritorna ogni volta che ha del tempo libero.
Ho pensato che la mia intuizione fosse stata giusta.
Quando ero all’apice della mia vita professionale, un dipendente della Dentsu con cui ero in confidenza mi invitò, per la prima volta, a visitare un certo «regno» sull’isola di Fukue, nell’arcipelago di Goto, in occasione dell’esposizione sul turismo che si teneva a Nagasaki.
Racconterò più avanti la sconvolgente esperienza che vissi allora.
Quella stessa Haruna Kawaguchi è stata scelta per condurre il Kohaku.
Per questo, ieri sera ne ho guardato una parte considerevole, anche se non l’intera trasmissione, mentre facevo altro.
Non paga di aver impregnato la seconda metà di «Kirin ga Kuru» di una visione della storia tanto stolta, ieri sera la NHK ha dedicato un servizio a Kawaguchi sull’isola di Fukue, facendo il lavaggio del cervello a lei e agli spettatori per trasformarli in adepti degli SDG.
È accaduto ieri, 31 dicembre 2021, durante il tradizionale NHK Kohaku Uta Gassen di fine anno.
A maggior ragione, dunque, oggi, 1° gennaio 2022, giorno di Capodanno, i giapponesi devono leggere il seguente autentico saggio, soprattutto i passaggi evidenziati in grassetto.
Questa rubrica è stata la prima al mondo a denunciare che l’ONU è un’organizzazione assurda e talmente stolta che non è esagerato definirla la peggiore della storia.
Persino un bambino delle elementari può capire che il solo fatto che Cina e Russia siano, incredibilmente, membri permanenti del Consiglio di sicurezza dimostra quanto questa rubrica avesse ragione.
Ogni volta che gli altri membri permanenti hanno cercato di adottare risoluzioni riguardanti minacce alla pace e alla sicurezza mondiali, i due Paesi sopra citati hanno sistematicamente esercitato il diritto di veto.
Nel frattempo, la Cina ha investito somme astronomiche nel potenziamento degli armamenti, creando il mondo estremamente pericoloso e instabile di oggi.
L’ONU non è servita assolutamente a nulla per impedire questa situazione.
Questa rubrica è stata anche la prima al mondo a denunciare che gli SDG sono una farsa e una macchinazione cinese.
Il saggio di Jason Morgan, professore associato dell’Università Reitaku, pubblicato sul numero del mensile WiLL uscito il 26 ottobre, dimostra che anche su questi punti questa rubrica aveva colto nel segno.
Una lettura imprescindibile non soltanto per i giapponesi, ma per le persone di tutto il mondo.
Questo autentico saggio, che non è esagerato considerare uno dei migliori del XXI secolo, rivela anche l’indescrivibile stoltezza dell’Asahi Shimbun, che ha continuato a porre l’ONU al di sopra del Giappone, e dei cosiddetti intellettuali che lo hanno seguito.
Il mensile di cui ho parlato, pur essendo ricco di autentici saggi come questo, costa appena 950 yen, tasse incluse.
Tutti i giapponesi in grado di leggere devono recarsi immediatamente nella libreria più vicina per acquistarlo, oppure sottoscrivere un abbonamento approfittando degli sconti vantaggiosi.
Le evidenziazioni nel testo, a eccezione dei titoli, sono mie.
Il veleno mortale nascosto negli SDG diffusi dall’ONU
Tutela dell’ambiente, eliminazione delle discriminazioni, realizzazione di una società sostenibile… Se gli SDG vi sembrano convincenti, fate attenzione.
Un espediente per introdurre il socialismo
Il 26 gennaio 1948, un individuo che si presentò come «Jiro Yamaguchi, medico della sezione di prevenzione delle epidemie del Governo metropolitano di Tokyo» entrò in una filiale della Banca Teikoku a Shiinamachi.
«Nei dintorni di Shiinamachi si è verificato un focolaio di dissenteria.
Prima che il GHQ proceda alla disinfezione, bevete questo “medicinale preventivo”», ordinò il dottor Yamaguchi al personale della banca.
Dopo che il dottor Yamaguchi ebbe fatto bere il «medicinale preventivo» a sedici membri del personale, dieci di loro morirono immediatamente.
Questo perché ciò che aveva fatto bere al personale della Banca Teikoku non era un «medicinale preventivo», ma un veleno mortale.
Jiro Yamaguchi non era affatto un medico, bensì un terribile assassino.
Un individuo che si era spacciato per un rappresentante del governo aveva mentito sostenendo di agire per la salute pubblica, infliggendo gravissimi danni a comuni cittadini.
Nel 2021, settantatré anni dopo quell’episodio, sta accadendo qualcosa di esattamente analogo.
Il «medicinale preventivo» si è trasformato nello «sviluppo sostenibile» e, in nome della «protezione dell’ambiente terrestre», l’ONU, molto più terrificante di Jiro Yamaguchi, sta tentando di far ingerire al mondo intero il veleno mortale chiamato «socialismo».
Secondo i grandi media dei vari Paesi, che ripetono a pappagallo gli slogan dell’ONU, lo sviluppo sostenibile garantirebbe il futuro sviluppo del pianeta e consentirebbe ai Paesi di tutto il mondo di progredire in sicurezza e in pace, sul piano economico, educativo e politico.
Per realizzare quel futuro, l’ONU ha raccolto alcune parole chiave e le sta diffondendo in tutto il mondo.
Sono gli «Obiettivi di sviluppo sostenibile», gli SDG.
Ma gli SDG porteranno davvero allo sviluppo del pianeta?
La rivista conservatrice americana The New American, che da anni racconta la «vera natura dell’ONU», è giunta alla conclusione che gli SDG «non hanno nulla a che fare» con lo sviluppo sostenibile.
La rivista ha riferito che il vero obiettivo di «Rio+20», tenutosi nel giugno 2012 a Rio de Janeiro, in Brasile, come sede di discussione fra i capi di Stato e di governo sul futuro dell’economia, della società e dell’ambiente nei dieci anni successivi, era la «socialistizzazione del mondo intero».
Gli SDG, Sustainable Development Goals, reinterpretati in giapponese mantenendo le stesse iniziali — (S) shakaishugi, socialismo; (D) dōnyū, introduzione; (G) gimikku, espediente — non sono altro che un «Socialism Debut Gimmick», uno stratagemma per introdurre il socialismo.
Gli obiettivi nascosti degli SDG
Perché si può affermare con certezza che l’obiettivo degli SDG è la «socialistizzazione del mondo intero»?
Perché il loro predecessore è costituito dagli «Obiettivi di sviluppo del millennio» del 2000, che a loro volta rientrano nel quadro di «Agenda 21» del 1992, loro antecedente.
Agenda 21 delinea il futuro di una «società globale» nella quale l’ONU gestisce centralmente l’umanità per realizzare una civiltà sostenibile per il futuro, attraverso l’eliminazione della povertà, il contrasto all’inquinamento ambientale e altri interventi.
Non sarebbe affatto improprio definirla la «Bibbia del globalismo».
Il globalismo è il socialismo sotto un’altra forma e, proprio come il socialismo, si fonda sull’idea che le élite debbano controllare le masse.
Se, come accade nel mondo di oggi, si seguono gli SDG, il dominio delle élite diventa più facile.
Gli SDG proclamano obiettivi educativi e, a partire dal 2005, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, l’UNESCO, ha portato avanti per dieci anni un programma di «educazione per gli SDG».
Si tratta, concretamente, di un’educazione volta a eliminare la sovranità nazionale, la proprietà privata, la libertà di parola e così via: obiettivi che i socialisti perseguono da sempre.
La fine della sovranità dei singoli Paesi, l’estinzione della Casa imperiale, la disgregazione della famiglia, la revoca dei diritti naturali dell’uomo: anche senza chiamare tutto questo «socialismo», oggi lo si sta portando avanti sotto la copertura degli SDG.
Lo strano rapporto fra l’ONU e il Partito comunista cinese
Il segretario generale della già citata conferenza «Rio+20» era Sha Zukang, un influente esponente del Partito comunista cinese.
Nel 2010, Sha Zukang conferì il «World Harmony Award», assegnato dalla World Harmony Foundation, a un uomo di nome Chi Haotian.
Chi Haotian è un maestro del massacro, che pianificò e attuò la strage di Tiananmen.
Il giorno prima dell’apertura di «Rio+20», l’agenzia Xinhua, organo d’informazione del Partito comunista cinese, riportò questa dichiarazione di Sha Zukang:
«La Cina ha già ottenuto risultati eccellenti nel campo degli SDG e vi sono tutte le possibilità che in futuro partecipi ancora di più agli SDG a livello internazionale».
Il rapporto fra la Cina e l’ONU sembra destinato a diventare sempre più collusivo.
Negli ambienti conservatori giapponesi è ormai risaputo che la Cina sta prendendo il controllo dell’ONU; ma, se si riflette sul motivo per cui abbia potuto impadronirsene, la cosa appare del tutto naturale.
Fin dall’inizio, l’ONU non fu fondata come luogo in cui i Paesi del mondo potessero risolvere i problemi del pianeta.
Fu fondata come base per realizzare il sogno di «dominio globale» condiviso durante la Seconda guerra mondiale dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica — e anche da molti esponenti del Partito comunista cinese e del Kuomintang —, come base di quel socialismo e di quel globalismo liberale contro i quali il Giappone si era battuto.
L’antigiapponismo è nel DNA dell’ONU.
Per la Cina, «gigante dell’antigiapponismo», impadronirsi di una simile base è un gioco da ragazzi.
L’ONU viene considerata un’istituzione internazionale, ma non è altro che un «paravento» per nascondere la presenza degli Stati Uniti, dell’Unione Sovietica e della Cina, che detengono il vero potere.
Se il Giappone, pur eccellendo nell’economia, nella tecnologia, nell’arte, nella letteratura e persino in campo militare — le forze armate giapponesi sono eccellenti, anche se non sono esplicitamente riconosciute dalla Costituzione —, non è ancora riuscito a diventare membro del Consiglio di sicurezza, è perché l’ONU continua a tenerlo sotto controllo.
Per realizzare il dominio globale a cui mira l’ONU, ossia un One World Government, un governo mondiale unico, il Giappone, che pone l’accento sulla libertà e sulla democrazia, costituisce un ostacolo; lo stesso vale per la Germania, per i comuni cittadini americani che insistono sui diritti umani e per quanti, in tutto il mondo, nutrono timori riguardo al socialismo.
Imporre dall’alto il globalismo e il socialismo a queste persone provocherebbe una reazione; per questo sono stati utilizzati gli SDG, lo stratagemma per introdurre il socialismo.
Il mondo intero sta ora collaborando alla realizzazione di quel «dominio mondiale attraverso il socialismo» che socialisti, comunisti e imperialisti liberali americani — rappresentati dal presidente razzista Woodrow Wilson e dal presidente Franklin Roosevelt, che cercò di distruggere il Giappone — hanno sempre immaginato.
Perché l’ONU è «nemica del Giappone»
La conclusione che l’ONU sia «nemica del Giappone» non è una teoria del complotto.
Nell’editoriale del Sankei Shimbun del settembre 2020 si nota un atteggiamento scettico nei confronti degli scopi dell’ONU.
Ciò che preoccupa particolarmente il Giappone sono le «clausole sugli Stati nemici» contenute nei documenti fondativi dell’ONU.
Uno degli articoli di queste clausole stabilisce che gli Stati membri dell’ONU possono invadere il Giappone e la Germania, nemici del passato, senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza.
Secondo alcune interpretazioni, le «clausole sugli Stati nemici» sarebbero state rese inefficaci da carte e altri atti adottati successivamente, ma quell’articolo originario non è ancora stato eliminato.
Il Sankei Shimbun e il governo giapponese sottolineano che, se la Cina tentasse di servirsi di quell’articolo a proprio vantaggio, disporrebbe di una legittimazione giuridica, e che ciò rappresenta un pericolo.
È un fatto evidente che oggi la Cina stia costruendo una maggioranza all’ONU attirando dalla propria parte Paesi che, per usare la definizione del tutto appropriata di Seki Hei, è persino eccessivo chiamare Stati… Stati da teppisti… per la maggior parte piccoli Paesi poveri o dittature.
Per quanto posso vedere nelle trasmissioni che seguo, mi fa sinceramente rabbrividire che la NHK e TV Tokyo riportino ciecamente questa realtà nei loro principali programmi d’informazione, dicendo, per esempio, che i Paesi favorevoli alla Cina sono più numerosi.
Questo perché il fatto che la Cina stia ora portando avanti con costanza la costruzione di una maggioranza all’ONU non è altro che una mossa preparatoria a un attacco contro il Giappone nel prossimo futuro.
È un allarme di estrema gravità che questa rubrica lancia per prima al mondo.
Eppure i giapponesi hanno un’immagine positiva di un’ONU di questo genere e, quasi a simboleggiarlo, l’Università delle Nazioni Unite, il suo ateneo di punta, ha sede a Tokyo.
La decisione dell’ONU di collocare a Tokyo il proprio ateneo di punta non fu affatto casuale: fu proprio perché i giapponesi si fidano del governo e dei funzionari pubblici che l’ONU scelse il Giappone come base delle proprie attività di propaganda.
Perché i giapponesi ne hanno un’immagine positiva?
Credo che sia perché attribuiscono grande valore allo spirito del fair play, al rigoroso rispetto delle regole e al ruolo dei funzionari pubblici.
Naturalmente, dare importanza al fair play e al rigoroso rispetto delle regole è una buona cosa.
In molti Paesi del mondo, tuttavia, i «funzionari pubblici», ossia la maggior parte delle persone che operano nel governo, sono coinvolti nella corruzione.
Nel mio Paese, gli Stati Uniti, a livello locale la corruzione governativa è limitata, come in Giappone, ma il governo centrale è corrotto fino al midollo.
Si potrebbe quasi affermare che, ogni volta che il governo centrale si mette in moto, lo fa immancabilmente per l’interesse personale di qualcuno al suo interno.
In altre parole, il nemico dei comuni cittadini americani non è la Cina né la Russia, ma Washington, D.C.
Chi si fida dei funzionari pubblici viene considerato uno sciocco.
I giapponesi, invece, si fidano del governo a tal punto che nel 1948 vi furono persone che, quando un uomo entrò improvvisamente in banca dicendo «Sono un rappresentante del governo» e ordinò loro «Bevete questo», credettero a quel «rappresentante del governo» e bevvero un veleno mortale.
Il piano di riduzione della popolazione
Di fronte alla presa di controllo dell’ONU da parte della Cina, anche l’UNESCO sta cedendo alle pressioni cinesi.
Il governo cinese, che utilizza l’ONU per la propria propaganda, ha fatto iscrivere nel Registro della Memoria del mondo documenti relativi, fra l’altro, a quella falsificazione storica chiamata «massacro di Nanchino».
La Cina è arrivata persino a dichiarare di voler far iscrivere nel Patrimonio culturale mondiale il «Mausoleo del presidente Mao», dove è custodita la salma di Mao Zedong.
Ora che non soltanto l’UNESCO, ma l’ONU stessa sta diventando parte della Belt and Road Initiative, non dobbiamo accogliere con leggerezza in Giappone il cavallo di Troia degli SDG che l’ONU cerca di attuare.
Sotto l’ideologia della «pace internazionale», l’ONU domina effettivamente il mondo, mentre ripete slogan abilmente congegnati.
È proprio quando un’organizzazione del genere propone uno slogan dal suono così gradevole come «SDG» che bisogna prestare la massima attenzione.
Per inciso, introdurre gli SDG in Giappone, un Paese che lotta disperatamente contro il calo delle nascite, è profondamente contraddittorio.
Questo perché la massima priorità del globalismo è ridurre drasticamente la popolazione mondiale.
Nel libro bianco sulla «questione demografica» elaborato dal governo federale americano nel 1974, il «Rapporto Kissinger», si trova l’affermazione sconvolgente secondo cui, essendoci troppe «persone di colore» nel mondo, bisognerebbe ridurne il numero il più possibile.
Le idee di Kissinger, il re del globalismo, esprimono l’essenza degli SDG.
Ignorando tutto questo, le università, il governo e altre istituzioni giapponesi proclamano gli SDG, preparandosi a infliggere grandi sofferenze.
Considerando tutto ciò, si comprende bene perché l’ex segretario generale della NATO Javier Solana, che è socialista, abbia elogiato gli SDG definendoli «il prossimo grande balzo in avanti».
Spazziamo via gli SDG!
Come osserva The New American, quando l’ONU annunciò gli SDG usò la formula rassicurante «Non escludere nessun essere umano»; in altri termini, però, ciò significa che «ogni essere umano deve obbedire a queste direttive».
L’allora segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon dichiarò apertamente: «Dobbiamo cambiare il mondo con questi obiettivi.
Tutte le organizzazioni, le istituzioni e così via, in ogni parte del mondo, devono adeguarsi a questo nuovo e grandioso scopo».
Quando Agenda 21 fu presentata a Rio de Janeiro nel 1992, l’allora presidente americano George Bush esortò i propri concittadini dicendo: «Il popolo americano deve giurare fedeltà ai sacri principi di Agenda 21».
Il nuovo ordine mondiale propugnato da Bush non è un nuovo ordine concepito per il popolo americano né per quello giapponese.
Gli SDG sono un complotto per la socialistizzazione del mondo intero, concepito a vantaggio delle élite globali.
Non dobbiamo agire obbedendo ciecamente a un’organizzazione antigiapponese e antiamericana come l’ONU.
Dobbiamo spazzare via l’ONU, ristabilire la piena sovranità dello Stato giapponese e dare la massima priorità agli interessi dei giapponesi.
In breve, prima di bere un «medicinale preventivo» che ci viene improvvisamente offerto, dobbiamo indagare a fondo su chi sia veramente «Jiro Yamaguchi».

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