Dino Campana e l’anima dei lavoratori — La forza della poesia e il vero ruolo degli intellettuali

2026/10/20

«Il canto del lavoratore Italo Francese», cantato dal grande poeta italiano Dino Campana.
Questo capolavoro, che ritrae la forza della poesia capace di far rinascere il cuore come una torre d’acciaio e l’anima di un lavoratore, fa ancora oggi fremere chi lo legge.
L’autore presenta la poesia incontrata più di trent’anni prima, che lo aveva profondamente commosso, il sentimento per l’Italia che fa da sfondo a quell’incontro e le sue incisive proposte agli intellettuali e ai mezzi d’informazione giapponesi.
Il 21 agosto 2010, l’autore presenta «Il canto del lavoratore Italo Francese», una poesia del grande poeta italiano Dino Campana incontrata più di trent’anni prima, e racconta l’emozione che gli suscitò.
Attraverso lo spirito del lavoratore e il profondo amore per l’Italia racchiusi nella poesia, rivolge alle emittenti televisive giapponesi, concentrate esclusivamente a Tokyo, un forte invito a distribuirsi nelle regioni e sottolinea l’importanza di dare espressione al cuore dei lavoratori.
Un saggio che torna a interrogarsi sul vero ruolo degli intellettuali.
Dino Campana
21 agosto 2010
Dino Campana è un grande poeta italiano.
L’ho incontrato più di trent’anni fa.
…Quali poeti ci sono oggi nel mondo?…
Senza saperlo, non potrei certo comprendere il mondo… Era questo che pensavo.
Era forse una pubblicazione della Chikuma Shobō?… Una raccolta intitolata qualcosa come Antologia dei poeti contemporanei del mondo, in un cofanetto nero non molto grande, forse in due volumi… Ci fu un periodo in cui la acquistai e mi immersi nella lettura.
Poeti meravigliosi, come una sfera festosa che si apre riversando le sue sorprese… in Spagna, in Svezia e altrove.
Poesie simili a gioielli.
Fra tutti, quello che più catturò il mio cuore fu il poeta indicato nel titolo.
Venticinque anni fa, una serie di circostanze mi portò ad aprire una filiale a Roma… Benché ormai sia chiusa e inattiva da molto tempo (un sorriso amaro), considero una fortuna anche soltanto aver aperto una filiale in quel paese.
Fra le sue poesie, quella che considero insuperabile è intitolata «Il canto del lavoratore Italo Francese» (traduzione giapponese di Sachiko Ōzora).
Come una torre d’acciaio, nel cuore arso del crepuscolo
il mio spirito rinasce
per un bacio silenzioso.
Se quello è un giardino color senape,
se quella è un’elegia infinita,
sulle vette delle Alpi
non vi sono forse frammenti del lavoro del povero italiano?
Forse fra i pioppi.
Sul margine degli occhi arsi del crepuscolo,
se si riflette una pastorella,
chissà perché la torre se ne va.
O scintillio dei pioppi recisi.
Come una torre d’acciaio,
nel cuore arso del crepuscolo,
il mio spirito rinasce
per un bacio infinito.
Italia,
con infinita tristezza io ti amo,
o scintillio di frammenti del cuore,
o tuo lavoro, tinto della luce delle vette,
tu hai costruito la strada che conduce ai monti
con poco canto e molto vino.
Tu eri giunta in silenzio proprio al mio fianco,
tanto da raggiungere i rossi mantelli delle stelle.
Eri nascosta così profondamente
da poter rispondere persino dal fondo della terra straniera.
Italia,
non posso abbandonarti,
o scintillio dei frammenti senza cuore degli italiani,
credimi, come fresche vergini,
saremo fieri di te.
Come una torre d’acciaio,
nel cuore arso del crepuscolo,
il mio spirito rinasce
per un bacio infinito.
…Così egli cantò, e penso persino che non esista poesia superiore a questa.
Poiché esiste la sua poesia, amo tre volte di più l’Italia, un paese già di per sé bello e meraviglioso, l’Italia in cui si trova Roma, la Città Eterna.
Desidero che le sei società televisive oggi ammassate in una ristretta zona di Tokyo si distribuiscano immediatamente fra Hokkaidō, Tōhoku, Chūbu, Kinki, Chūgoku, Kyūshū e Shikoku e che, nelle loro catene montuose, nelle loro foreste e nei loro mari, scoprano i frammenti del cuore e dell’anima dei lavoratori giapponesi, continuando a mostrarli e a raffigurarli.
Il vostro trasferimento porterebbe immediatamente prosperità anche a queste regioni.
Che altro dovreste fare, voi che certamente vi considerate intellettuali e non cosiddetti lavoratori?
Per loro stessa natura, gli intellettuali esistono per la felicità dei lavoratori, oppure devono la propria esistenza proprio alla presenza dei lavoratori.
Perché non può esserci felicità per gli intellettuali mentre i lavoratori soffrono nella povertà.

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