Nei disastri e negli eventi di inizio anno ho visto il «modo di vivere» dei giapponesi

2024/03/07

Nei disastri e negli eventi di inizio anno ho visto il «modo di vivere» dei giapponesi
Quanto segue è tratto dalla rubrica di Masayuki Takayama pubblicata nel numero di marzo di Themis, una rivista mensile disponibile esclusivamente in abbonamento.
Anche questo articolo dimostra che egli è un giornalista senza eguali nel mondo del dopoguerra.
È un articolo che non solo i giapponesi, ma le persone di tutto il mondo devono assolutamente leggere.
Nei disastri e negli eventi di inizio anno ho visto il «modo di vivere» dei giapponesi
Riflessioni sul terremoto della penisola di Noto, sull’incidente aereo, sulla violenza di strada che coinvolge donne e su altri eventi
Con il cuore rivolto alla propria terra natale
L’inizio di quest’anno è stato alquanto insolito.
Il giorno di Capodanno, un violento terremoto ha colpito Noto.
I volti sorridenti della figlia e dei nipoti, tornati a casa per una visita, sono rimasti sepolti sotto l’abitazione crollata, mentre il nonno se ne stava immobile nel vento gelido, con le lacrime ormai esaurite.
Torahiko Terada disse: «Le calamità naturali arrivano quando ce ne siamo dimenticati», ma perché proprio il giorno di Capodanno?
Eppure, mentre le scosse di assestamento continuavano, i sinistrati non si allontanavano dalle loro case crollate.
Non si sono mossi nemmeno quando il governatore Hase, che aveva trascorso le vacanze di Capodanno fuori dalla prefettura ed era tornato con un senso di imbarazzo, ha detto loro a gran voce: «In ogni caso, bisogna trasferirsi in una struttura di accoglienza della seconda fase di evacuazione».
Qui sono nati e cresciuti.
Vedendoli dire «Non ho intenzione di andarmene» da quel luogo colmo dei giorni della loro vita, mi è sembrato di scorgere qualcosa dei giapponesi.
L’arcipelago giapponese si è separato dal continente decine di migliaia di anni fa.
Separato dalle altre regioni del mondo e, per di più, unico luogo al mondo situato su quattro placche tettoniche, ha visto terremoti ed eruzioni vulcaniche minacciare incessantemente la vita dei suoi abitanti.
I cicloni tropicali attraversano l’arcipelago e, d’inverno, compaiono regolarmente anche i cicloni extratropicali chiamati «Taiwan Bōzu».
Pur essendo stati in balia di ogni genere di calamità, gli abitanti hanno rispettato la natura, che dona loro raccolti abbondanti e i paesaggi delle quattro stagioni, e si sono aiutati a vicenda di fronte alla sua furia.
Non vogliono abbandonare la loro amata terra natale soltanto perché questa catastrofe è stata così grave.
Ci sono anche altri nella comunità che la pensano così.
Nel freddo, i vicini delle case di fronte e accanto si stringono gli uni agli altri in una serra rivestita di plastica, scambiandosi di tanto in tanto un sorriso.
Mi è sembrato il modo di vivere che i giapponesi hanno tramandato fin dai tempi antichi.
Ho avuto la sensazione che fossero molto diversi dagli abitanti di un’altra prefettura che, anche quando viene detto loro «Qui siete al sicuro», rispondono: «No, evacuerò di mia iniziativa» oppure «Dovrebbe essere la TEPCO a prendersi cura di noi».
Il presente articolo continua.

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