Il Partito Conservatore del Giappone dopo le elezioni suppletive di Tokyo — Critica della copertura elettorale e proposte per il futuro
2024/04/29
Quello che segue è ancora un abbozzo del tutto preliminare, ma costituisce un testo importante per il Partito Conservatore del Giappone e per il Giappone.
Ieri il tempo era splendido e, per di più, faceva caldo.
Fin dall’inizio avevo pensato che questo potesse essere un problema.
Come ogni anno, mi sono recato a Kyoto per fotografare fiori e farfalle.
[Passaggio omesso]
Nella sostanza, è stata una vittoria.
Sono chiare anche le ragioni per cui il Partito Conservatore del Giappone ha perso.
È un fatto evidente che la sconfitta sia dovuta a un’affluenza alle urne incredibilmente bassa.
Una delle cause è stata anche la copertura incredibilmente scadente del programma d’informazione di TV Asahi, che ho visto per la prima volta ieri sera alle 21 e che mi ha fatto scoprire quanto fosse pessimo il modo in cui venivano raccontate queste elezioni.
In altre parole, avevano continuato a presentare queste elezioni come un appuntamento di scarsa importanza.
Il risultato è stato un’affluenza incredibilmente bassa.
Del resto, avevano continuato a ignorare completamente lo straordinario impegno di Akari Iiyama.
Non sorprende dunque che i giovani abbiano dato la precedenza alle gite e allo svago in una domenica di bel tempo.
Questa volta, nel quindicesimo collegio elettorale di Tokyo, il comportamento dei mass media giapponesi è equivalso a un continuo e gravissimo ostacolo al regolare svolgimento delle elezioni.
È un fatto evidente che siano stati i media tradizionali a contribuire all’affluenza più bassa mai registrata in quel collegio: una situazione che non si può definire altrimenti che un crollo della democrazia.
Perché?
Perché il Partito Conservatore del Giappone non aveva speso presso di loro neppure uno yen in inserzioni d’opinione, mentre su YouTube e su altre piattaforme li respingeva in blocco.
Per assicurarsi la sopravvivenza, hanno adottato una copertura che ignorava completamente il Partito Conservatore del Giappone.
Per la propria sopravvivenza, hanno continuato a commettere con assoluta disinvoltura evidenti violazioni della legge sulle trasmissioni radiotelevisive.
Persino ieri, nel giorno del voto, il programma d’informazione di TV Asahi delle 21 non ha neppure menzionato il nome di Akari Iiyama.
È un fatto evidente che, tra gli ultimi comizi di strada del 27 aprile, quello di Iiyama e del Partito Conservatore del Giappone abbia richiamato il maggior numero di persone.
Eppure TV Asahi ha ignorato completamente questo fatto e ha diffuso senza battere ciglio una menzogna enorme, sostenendo che la maggiore partecipazione si fosse registrata al comizio di Ototake o del candidato del Partito Democratico Costituzionale.
Le immagini mostravano un numero schiacciante di poliziotti e di altre persone, quasi a circondare un piccolo gruppo di ascoltatori.
Quando ho scoperto per la prima volta questa realtà, sono rimasto sbalordito nel vedere come le attuali emittenti televisive giapponesi inanellassero tranquillamente una menzogna dopo l’altra.
Mostravano apertamente e senza alcun ritegno al mondo intero che i loro nemici erano Akari Iiyama e il Partito Conservatore del Giappone.
Per arrivare subito alla conclusione: i mass media giapponesi sono stati completamente irretiti dalla Cina.
Per la prima volta, come spettatore, ho scoperto che le operazioni d’influenza cinesi rivolte alla produzione delle notizie delle singole emittenti avevano avuto pieno successo: quel lavoro era ormai compiuto.
Ma non è tutto.
Con il pretesto di un’intervista di strada, hanno mostrato una giovane coppia che sembrava sposata e dava l’impressione di avere legami con la Soka Gakkai.
Hanno fatto pronunciare loro assurdità come: «Vogliamo votare in modo responsabile e serio, ma in queste condizioni non c’è nemmeno un candidato per il quale desideriamo votare».
Se si lasciano le emittenti televisive in questo stato, il Giappone non avrà alcun futuro.
Nel momento in cui l’ho visto, e per un certo tempo dopo, sono stato sopraffatto da uno sconforto mai provato prima.
Il Giappone è ormai finito.
E adesso, che cosa farò?
Non ha più senso nemmeno continuare a scrivere questa rubrica.
Non mi resta altra scelta che vivere il resto della mia vita soltanto per me stesso?
L’ho pensato anche perché non venivano comunicati nemmeno i risultati dello scrutinio nel quindicesimo collegio di Tokyo, nonostante si trattasse di un’elezione davvero importante per il Giappone.
Lo stesso accadeva persino su YouTube.
Soltanto il canale del mensile Hanada trasmetteva in diretta.
Vi comparivano due donne che non riconoscevo e, per un momento, non ho capito di che cosa si trattasse.
Dopo un po’, mi è tornato in mente di averne già vista una da qualche parte…
Ma era Kanna Fuji!
Ah, ecco, anche lei sosteneva il Partito Conservatore del Giappone.
Tuttavia, non arrivavano informazioni precise sull’andamento dello scrutinio e sul numero dei voti.
Soltanto a notte inoltrata i dati sono finalmente comparsi su YouTube.
Lo sconforto che fino a quel momento avevo provato, nato dalla disperazione per il Giappone, è svanito all’istante.
Perché quei numeri significavano che Akari Iiyama aveva ottenuto una vittoria nella sostanza.
Che cosa deve fare ora il Partito Conservatore del Giappone?
Le considerazioni che seguono presuppongono, tuttavia, che il partito continui a concentrare la propria attività sulla campagna nelle strade e nelle piazze.
Dopotutto, non tutti i parlamentari sono incapaci.
Occorre coinvolgere alcune persone dalle idee sensate e ottenere quanto prima il riconoscimento formale come partito politico.
Altrimenti subiremo soltanto svantaggi inutili, come essere classificati dai media tra le altre formazioni politiche o poter utilizzare un solo veicolo elettorale.
Inoltre, persone che si comportano come veri e propri gangster, come gli esponenti del Partito Tsubasa, sfruttano questa debolezza del Partito Conservatore del Giappone e lo rendono bersaglio di violenze e soprusi incredibili.
Anche rivolgendosi alla polizia, non si ottiene una risposta adeguata perché manca lo status di partito politico riconosciuto.
Il loro bersaglio era chiaramente il Partito Conservatore del Giappone.
Gli attacchi ai candidati degli altri partiti erano soltanto una copertura.
Chi aveva organizzato tutto questo: la Cina oppure un ambiente di attivisti di sinistra legato a quello che chiamo il «blocco costituzional-comunista»?
In ogni caso, senza un riconoscimento formale come partito, continueremo a essere bersaglio delle stesse devastanti azioni di disturbo anche nelle elezioni future.
Quanto agli ostacoli frapposti a queste elezioni da individui che si comportano quasi come gangster,
anche per questo dobbiamo presentare con determinazione una denuncia penale, per salvare il Giappone.
I fondi necessari devono essere raccolti immediatamente attraverso il crowdfunding.
Dobbiamo affidarci ai migliori studi legali e predisporre una squadra capace di garantire una vittoria al cento per cento, affinché quei gangster vengano puniti.
I tribunali giapponesi stanno cominciando a essere dominati da persone affette da infantilismo di sinistra, portatrici di una visione autodenigratoria della storia e di un’ideologia antigiapponese.
Non è esagerato dire che la situazione sia diventata tanto critica da non permetterci più di ridere della realtà caricaturale della Corea del Sud.
Anche per infliggere un duro colpo al sistema giudiziario giapponese, dobbiamo riunire la migliore squadra legale del Giappone e ottenere che tutte le persone coinvolte nel Partito Tsubasa vengano incriminate e condannate, possibilmente a pene detentive.
Devono essere chiariti anche i loro legami dietro le quinte.
Occorre rivelare al mondo intero quali persone e quali organizzazioni forniscano loro denaro.
Da un certo punto di vista, proprio questo è il modo più rapido per iniziare a riformare la società.
Soltanto a notte inoltrata sono stati resi noti i numeri dei voti.
È stato allora che questa rubrica, un blog senza eguali nel mondo del dopoguerra, ha compreso che Akari Iiyama era, nella sostanza, la vincitrice.
È questo che, per il momento, comunico non soltanto al Giappone, ma al mondo intero.
Allo stesso tempo, il Partito Conservatore del Giappone non può continuare con la tattica attuale.
I media tradizionali, i giornali e le emittenti televisive, sono completamente coinvolti nelle operazioni d’influenza cinesi.
Ieri sera mi era venuto in mente soltanto il pensiero banale che la signora Arimoto e il signor Hyakuta dovessero apparire più spesso in televisione.
Ora lo dico chiaramente.
D’ora in poi bisogna promuovere con vigore il crowdfunding, sia prima delle elezioni sia durante la campagna elettorale!
A pensarci bene, negli Stati Uniti era già una pratica del tutto normale.
Bisogna raccogliere quanti più fondi possibile e pubblicare frequentemente inserzioni d’opinione a tutta pagina sui giornali: così si prendono due piccioni con una fava!
In particolare, i giornali non tratteranno i loro migliori clienti, che versano ripetutamente somme enormi in pubblicità, con la scortesia di ignorarli o di non dare nemmeno notizia delle loro attività.
Non possiamo far scomparire i media tradizionali dall’oggi al domani.
Proprio per questo dobbiamo mettere in pratica la soluzione balenata nella mia mente, quella di un vero genio.
Limitarsi a criticarli e a criticare il Partito Liberal Democratico su YouTube e su altre piattaforme finirà soltanto per favorire il «blocco costituzional-comunista», ancora peggiore, anzi il peggiore di tutti.
Una delle cose emerse dalla copertura di queste elezioni è infatti che molte persone coinvolte nella produzione delle notizie nei media tradizionali simpatizzano con quel blocco.
Il risultato ha anche mostrato i limiti di una strategia basata esclusivamente sulla forza politica di Takashi Kawamura.
D’ora in poi dobbiamo fare più che concentrare le energie sulla campagna nelle strade e nelle piazze!
Dobbiamo chiedere ogni volta al popolo giapponese un sostegno attraverso il crowdfunding e continuare a pubblicare annunci in televisione e sui giornali.
Dobbiamo capire che non esiste altro modo per portarli dalla nostra parte o, meglio, per evitare la loro principale forma di ostruzionismo nei nostri confronti: ignorarci completamente.
Continua.
