La narrazione della «vittoria sul Giappone» e il nazionalismo nell’Asia orientale — un saggio di Hiroshi Furuta
2024/03/05
Questi paesi non possono raccontare la storia dei propri popoli senza la falsa storia di aver sconfitto il Giappone
4 marzo 2018
Le evidenziazioni nel testo, ad eccezione dei titoli, sono mie.
Hiroshi Furuta, professore della Scuola di specializzazione dell’Università di Tsukuba
Il mondo del «se la menzogna passa, tanto meglio»
20 settembre 2012 — Sankei Shimbun
Una serie di azioni politiche dei paesi dell’Asia orientale ha finalmente reso ancora più chiaro alla popolazione, in questa occasione, che il nostro paese è circondato da un insieme di Stati minacciosi: la Corea del Nord, uno Stato sequestratore; la Corea del Sud, una ladra di isole; e la Cina, una ladra di mari.
≪Alla ricerca dell’illusione della «vittoria sul Giappone»≫
Da quando nel 2005 ho pubblicato Il triangolo «antigiapponese» dell’Asia orientale, nella collana Bunshun Shinsho, ho ripetutamente avvertito, attraverso questa rubrica, che il nostro paese sarebbe presto precipitato in una crisi.
In questi paesi, il nazionalismo si sovrappone in molteplici strati a un ordine sinocentrico fondato sulla convinzione di incarnare la giustizia assoluta.
Pertanto, dal punto di vista di tale ordine sinocentrico, essi rimangono eternamente insoddisfatti della prosperità del Giappone, che nel Medioevo appariva ai loro occhi come una terra periferica.
Dagli strati della tradizione, il nazionalismo erompe sotto forma di ostilità verso il Giappone.
Vi furono problemi anche nell’indipendenza del dopoguerra.
Si tratta di un paese liberato dagli Stati Uniti senza aver combattuto contro l’esercito giapponese, la Corea del Sud; di un paese che, pur avendo condotto qualche azione di guerriglia, subì gravi perdite e divenne un fantoccio dell’Unione Sovietica, la Corea del Nord; e di un paese i cui dirigenti accumularono forze tra le montagne mentre altri combattevano contro l’esercito giapponese e che, dopo la guerra, cacciarono coloro che avevano combattuto fino ad allora e costituirono uno Stato indipendente, la Cina.
Questi paesi non possono raccontare la storia dei propri popoli senza la falsa storia di aver sconfitto il Giappone.
In passato scrissi in questa rubrica che avrebbero continuato a violare la sovranità del Giappone e a compiere incursioni, per mostrare alle proprie popolazioni di essere costantemente in lotta contro il Giappone.
(Rubrica «Seiron» dell’8 maggio 2009, «Non vivete forse in un paese di cui vergognarsi?»).
Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak sbarcò sull’isola di cui il suo paese si era impadronito e dichiarò:
«Se l’imperatore vuole visitare la Corea del Sud, chieda scusa agli attivisti dell’indipendenza coreana. Se viene soltanto con le parole “profondo rammarico”, non occorre che venga».
L’ordine sinocentrico della Corea del Sud non è altro che un «piccolo ordine sinocentrico», quello di un asino rivestito della pelle del leone chiamato Cina, ma si comprende che, nonostante ciò, è animato da un forte desiderio di insultare il Giappone.
