Il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU e il denaro cinese — IMDAR e la rete anti-giapponese

Il professor Yoichi Shimada ha rivelato che una Relatrice Speciale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU ha ricevuto fondi dalla Cina e da altri regimi autoritari. Dietro tali operazioni si trova l’organizzazione IMDAR, che utilizza le Nazioni Unite per colpire ripetutamente il Giappone. Dalle false testimonianze negli Stati Uniti alla questione dell’indipendenza di Okinawa, l’articolo analizza l’intera struttura della guerra dell’informazione contro il Giappone.

I fatti sconvolgenti rivelati dal professor Yoichi Shimada dell’Università Prefetturale di Fukui sul Sankei Shimbun dimostrano in modo inequivocabile che il capitolo da me pubblicato poco prima con il titolo «Non c’è uno o due soli governatori le cui parole e azioni risultano incomprensibili ai cittadini giapponesi» coglieva pienamente nel segno.
È ormai accertato che Alena Douhan, Relatrice Speciale del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU e professoressa dell’Università Statale di Bielorussia, abbia ricevuto un totale di 200.000 dollari dalla Cina, oltre a finanziamenti provenienti da diversi altri regimi autoritari.
Una delle figure frequentemente promosse dalla NHK, una professoressa di origine coreana presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Aoyama Gakuin, che arriva persino a indottrinare i propri studenti per criticare e attaccare la politica giapponese in materia di immigrazione, è in realtà una delle personalità centrali dell’IMDAR, un’organizzazione che si è recata appositamente a Ginevra per organizzare le proprie attività.
L’IMDAR è proprio l’organizzazione che ha ripetutamente sfruttato questo Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU profondamente compromesso per far emettere “raccomandazioni sui diritti umani” volte a screditare il Giappone.
Fino all’agosto del 2014 io stesso ero abbonato regolare all’Asahi Shimbun, ad AERA e al Weekly Asahi.
È stato Masayuki Takayama, l’unico e irripetibile giornalista del mondo del dopoguerra, a spiegarmi che Sayo Saruta, l’avvocata che, senza esagerare, manovrava l’allora governatore di Okinawa, Takeshi Onaga, come sua consigliera, si recò negli Stati Uniti per distruggere l’industria nucleare giapponese diffondendo al Senato americano la grottesca propaganda secondo cui le centrali nucleari del Giappone accumulerebbero plutonio sufficiente a costruire migliaia di bombe atomiche.
Questa Sayo Saruta è proprio colei che ha promosso tesi del tutto assimilabili a quelle di un emissario della Cina, come la cosiddetta “indipendenza di Okinawa”.
Ha inoltre sostenuto l’assurda affermazione che gli abitanti di Okinawa sarebbero una “minoranza etnica”.
L’Asahi Shimbun e AERA hanno sostenuto con entusiasmo tali affermazioni, sfruttandole come eccellente materiale per attaccare il governo giapponese.
Quando il defunto Takeshi Onaga, che può essere definito senza alcun eccesso come colui che tentò di consegnare Okinawa alla Cina, si recò alle Nazioni Unite per pronunciare un discorso che non era altro che un atto di tradimento, dietro di lui vi erano proprio Sayo Saruta, l’IMDAR e soggetti affini.
Il Giappone, che fino all’agosto del 2014 era dominato intellettualmente dall’Asahi Shimbun, era davvero uno Stato di sconcertante leggerezza sul piano della sicurezza.
Questa eredità di stoltezza è proseguita nel tempo e, alla fine, abbiamo perso il più grande statista del Giappone del dopoguerra.

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