Gli artisti sono esseri preziosi perché portano alla luce le verità nascoste o deliberatamente occultate e danno loro espressione
2 agosto 2026 — Ripubblicazione
La missione dell’artista non consiste nel disporre belle parole, ma nel portare alla luce ed esprimere verità che gli uomini ancora non conoscono, verità deliberatamente occultate e verità sepolte nell’oscurità della storia.
Attraverso una riflessione su Masayuki Takayama, Haruki Murakami e l’Asahi Shimbun, questo saggio torna a interrogarsi sulla natura della vera arte, del giornalismo e dell’intelligenza.
In occasione della ripubblicazione
Questo saggio si fonda su due capitoli scritti il 22 e il 24 settembre 2017 e riunisce in un unico testo l’essenza delle questioni che da oltre quindici anni continuo a porre riguardo all’arte, alla letteratura, al giornalismo, alla visione della storia e alla natura stessa della civiltà.
Rileggendolo oggi, constato che le idee espresse in queste pagine non sono affatto invecchiate.
Al contrario, proprio in un’epoca in cui il confine tra verità e falsità viene reso incerto, in cui il giornalismo tace i fatti essenziali e il mondo è invaso da parole che si travestono da morale, questo testo deve essere nuovamente sottoposto al giudizio pubblico.
Per questa ragione lo ripubblico integralmente.
Testo
I due capitoli del 22 e del 24 settembre 2017 mostrano il nucleo del mio pensiero.
A quel punto, la mia critica a Haruki Murakami non era più soltanto una critica rivolta a un singolo scrittore.
Stavo proponendo una definizione della vera arte in quanto tale.
Questa definizione è contenuta nella frase seguente.
Gli artisti sono esseri preziosi perché portano alla luce le verità nascoste o deliberatamente occultate e danno loro espressione.
Questa frase esprime la mia concezione della letteratura, dell’arte e della civiltà.
L’arte non consiste semplicemente nello scrivere belle frasi.
Non consiste neppure nel disporre parole piacevoli all’orecchio.
La missione dell’artista consiste nello scoprire le verità che gli uomini ancora non conoscono, le verità deliberatamente nascoste e le verità sepolte nell’oscurità della storia, e nel dare loro espressione.
In questo senso, Masayuki Takayama è un vero artista.
Egli ha riportato alla luce le verità occultate del mondo del dopoguerra e ha continuato a comunicarle sia ai giapponesi sia al resto del mondo.
Ho scritto che tutti i cittadini giapponesi dovrebbero recarsi immediatamente nella libreria più vicina, anche soltanto per abbonarsi alle pubblicazioni nelle quali compaiono i suoi saggi.
Non era affatto un’esagerazione.
Masayuki Takayama è il giornalista unico e senza eguali del mondo del dopoguerra.
Ha scritto ciò che l’Asahi Shimbun e i media occidentali non scrivono.
Ha restituito al popolo giapponese fatti di cui non era mai stato informato.
Ha portato alla luce le verità nascoste o deliberatamente occultate e ha dato loro espressione.
È proprio per questo che lo definisco un vero artista.
E Haruki Murakami, invece?
Non l’ho mai valutato come un artista capace di illuminare la verità.
L’ho piuttosto criticato come una figura che diffonde nel mondo, sotto forma di letteratura, una concezione della storia formatasi all’interno dello spazio intellettuale proprio dell’Asahi Shimbun.
Il riferimento a 400.000 vittime nell’incidente di Nanchino.
L’affermazione secondo cui il Giappone dovrebbe continuare a chiedere scusa per sempre alla Cina e alla penisola coreana.
Queste parole non portano alla luce verità nascoste.
Erano parole che potevano finire per servire lo pseudo-moralismo dell’Asahi Shimbun, una visione autodenigratoria della storia giapponese e la propaganda antigiapponese della Cina e della Corea del Sud.
La mia critica non riguardava la tecnica letteraria.
Non era neppure una questione di stabilire se la sua prosa fosse ben scritta o mal scritta.
Ciò che mettevo in discussione era l’essenza stessa dell’arte.
Si tratta di qualcuno che illumina la verità?
Oppure di qualcuno che riveste di ornamenti letterari una falsa concezione della storia?
La differenza è decisiva.
Nel capitolo del 24 settembre 2017 ho inoltre discusso che cosa sia il giornalismo.
L’idea che vi ho esposto è che il problema più grave consista proprio nel non scrivere i fatti veramente importanti.
L’Asahi Shimbun non scrive il punto essenziale.
Non scrive la parte più importante.
Nasconde i fatti che i lettori devono realmente conoscere e, al loro posto, costruisce un’altra narrazione.
Questa è la vera natura dell’Asahi Shimbun.
Ciò coincide perfettamente con i problemi del «male insondabile» e della «menzogna apparentemente credibile», sui quali scrivo da molti anni.
Una menzogna non consiste soltanto nello scrivere il contrario dei fatti.
Anche non riferire i fatti più importanti è una menzogna.
Anche nascondere il contesto essenziale è una menzogna.
Anche occultare il nucleo dell’informazione necessario ai lettori per formulare il proprio giudizio, orientando nel contempo l’opinione pubblica con parole che assumono l’apparenza della morale, costituisce una menzogna apparentemente credibile.
In questo modo, lo spazio intellettuale proprio dell’Asahi Shimbun ha fuorviato il popolo giapponese.
Kenzaburo Oe e Haruki Murakami sono figure create ed elevate all’interno di quello spazio intellettuale.
È per questo che li ho criticati tanto severamente.
Gli scritti che ho continuato a produrre tra il 2011 e il 2017 sono attraversati da un asse coerente.
Non si tratta semplicemente di critica letteraria.
Non si tratta semplicemente di riflessione politica.
Non si tratta neppure semplicemente di riflessione storica.
La domanda che ho continuato a porre è se scoprire la verità e comunicarla al mondo non costituisca l’attività umana più nobile.
È per questo che attribuisco un valore tanto elevato a Masayuki Takayama.
È per questo che attribuisco un valore tanto elevato a Yoshiko Sakurai.
Ed è per questo che critico Haruki Murakami con tanta severità.
Il mio criterio di giudizio è rimasto costante.
È una persona che porta alla luce le verità nascoste?
È una persona che comunica al mondo le verità deliberatamente occultate?
Oppure è una persona che adorna di parole una falsa concezione della storia e la diffonde in tutto il mondo?
Tutto si riduce a questo unico punto.
Per più di quindici anni non mi sono limitato a criticare un singolo scrittore di nome Haruki Murakami.
Ciò che ho continuato a interrogare sono le questioni fondamentali comuni all’intera civiltà umana: chi dice la verità, che cos’è l’arte e che cos’è l’intelligenza?
Portare alla luce le verità nascoste o deliberatamente occultate e dare loro espressione.
Questa è la missione dell’artista.
E questa è anche la missione dell’intelligenza che fa avanzare la civiltà.
