Il rispetto della cultura giapponese e i pregiudizi nella pubblicità: lo spot della Braathens secondo Masayuki Takayama

2018/12/21
Tutti i suoi lettori dovrebbero concordare con la mia valutazione secondo cui Masayuki Takayama è un giornalista unico nel panorama mondiale del dopoguerra.
Continua a scrivere una rubrica di straordinario valore sullo «Shūkan Shinchō».
Come ho già detto, sono abbonato allo «Shūkan Shinchō» per leggere la sua rubrica.
Quello che segue è il suo splendido articolo pubblicato nel numero uscito oggi.
Dedico questa traduzione inglese a Masayuki Takayama, in segno di rispetto.
La Braathens, una delle principali compagnie aeree norvegesi, realizzò uno spot televisivo.
Il titolo era «Il giapponese».
Un’assistente di volo distribuisce ai passeggeri giapponesi il lefse, un dolce apprezzato nell’Europa settentrionale.
Lo si può immaginare come due sottili strati di pane con della crema al burro in mezzo.
Un passeggero giapponese lo scambia per un oshibori, un piccolo asciugamano umido, e si pulisce il viso.
La crema gli si appiccica su tutta la faccia.
Tra i passeggeri circostanti si diffondono risate di scherno.
Lo stesso passeggero prende nuovamente un volo della Braathens.
Quando l’assistente di volo distribuisce gli oshibori, il passeggero giapponese rifiuta con un gesto che significa «Ho la pancia piena».
Si stanno prendendo gioco dei giapponesi, rappresentati come incapaci persino di parlare decentemente inglese o di distinguere un dolce da un oshibori.
Questo spot divenne popolarissimo in Norvegia e fu presentato nella sezione degli spot televisivi del festival internazionale della pubblicità di Cannes.
I rappresentanti delle principali agenzie pubblicitarie del mondo, tra cui il signor Tanaka della Dentsu, fecero parte della giuria e risero tutti di questo spot.
Gli assegnarono il premio d’oro all’unanimità, dunque anche con il voto favorevole del signor Tanaka.
Dietro gli stereotipi con cui si denigra o si disprezza un popolo si celano sempre discriminazione e pregiudizi insidiosi.
Anche i norvegesi che realizzarono questo spot hanno, da qualche parte nel cuore, un senso di superiorità dei bianchi e disprezzo per le persone di razza gialla.
In quelle risate c’era malizia.
Il signor Tanaka avrebbe dovuto farlo notare agli altri giurati.
E avrebbe dovuto sottolineare che la premessa secondo cui i giapponesi non conoscono gli oshibori è sbagliata.
Perché l’oshibori è un’eccellente espressione della cultura giapponese.
Quando i norvegesi mangiavano ancora con le mani e si pulivano le mani e la bocca con la tovaglia, la Japan Airlines iniziò a operare sulle rotte internazionali e introdusse per la prima volta gli oshibori nel servizio di bordo.
Il mondo rimase stupito da quella sensazione di freschezza e le compagnie aeree fecero a gara per adottarli.
Probabilmente ci volle parecchio tempo prima che la Braathens, che volava in regioni periferiche, venisse a conoscenza degli oshibori.
Il primo contatto con essi dev’essere stato uno shock.
Fu per questo che venne loro in mente uno spot del genere.
Vi si cela una coscienza razzista difficile da sradicare.
La storia si basa sulla premessa che «i giapponesi primitivi non conoscono ancora gli oshibori».
I norvegesi avevano oltrepassato ogni limite sia nell’ignoranza sia nel disprezzo per i giapponesi.
Eppure il signor Tanaka non lo fece notare.
Il presente articolo continua.

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